Stagione Lirica Autunnale 2026
Te Deum
Musica di Marc-Antoine Charpentier
Teatro Chiabrera,
Savona
domenica
13
Dicembre, ore
21:00

PROGRAMMA
Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741)
In furore iustissimae irae
Mottetto per soprano e archi RV 626
Sinfonia in si minore per archi
“Al Santo Sepolcro” R 162
Marc-Antoine Charpentier (Parigi, 1643 – 1704)
Te Deum in re maggiore
per Soli, Coro e Orchestra H146
Direttore Cesare Della Sciucca
Maestro del coro Maurizio Fiaschi
Solisti Carola Marasco, Sara Ilic, Ilaria Scano, Riccardo Della Sciucca, Marco Camastra
VOXONUS ENSEMBLE
Coro Polifonico di Valleggia
Coro Polifonico Città di Albisola Superiore
Coro Bruckner di Savona
Coro Lirico Polifonico Giuseppe Manzino di Savona
Coro Deo Gloria Istituto Diocesano Musica Sacra Albenga-Imperia
Cesare Della Sciucca è tra i più interessanti direttori d’orchestra della nuova generazione italiana. Diplomato con il massimo dei voti in Organo e Composizione organistica, Composizione e Direzione d’orchestra, si è perfezionato con Gianandrea Noseda e all’Accademia Chigiana di Siena con Daniele Gatti. Nel 2017 ha ricevuto il Premio Nazionale delle Arti per la Direzione d’orchestra.
Tra i più recenti impegni figurano la nuova produzione di Aida al Gran Teatro Nazionale di Lima (Perù) per il Festival Granda, nonché due importanti debutti: al Rossini Opera Festival 2025, con la prima esecuzione della nuova edizione critica delle Tre Cantate di Rossini, e con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato come assistente di Michele Mariotti e Roberto Abbado all’Opéra National de Paris e dirige regolarmente nei principali teatri e festival italiani e internazionali, oltre che con prestigiose orchestre sinfoniche quali l’Orchestra Sinfonica di Milano, I Pomeriggi Musicali e l’Orchestra della Toscana.
Voxonus Festival è la stagione di produzione dell’Orchestra Sinfonica di Savona dedicata alla riscoperta delle sonorità del periodo barocco e neoclassico attraverso l’uso di strumenti storici e di una prassi esecutiva storicamente informata. Il Festival propone un viaggio musicale tra le opere di autori italiani ed europei del periodo, con attenzione particolare alle tecniche esecutive e alle sonorità originali, per offrire un’esperienza autentica e fedele alle intenzioni dei compositori.
Il Te Deum è uno dei più antichi e solenni inni della tradizione cristiana, autentica espressione della preghiera liturgica della Chiesa. Intonato nelle celebrazioni più solenni e nei momenti di particolare rendimento di grazie, esso unisce la voce della Chiesa pellegrina a quella degli angeli, degli apostoli, dei martiri e di tutti i santi, anticipando nella liturgia terrena il canto eterno del Regno. Non è soltanto un inno di ringraziamento, ma il canto cosmico con cui l’intera creazione riconosce nel Dio Trinità l’origine, il senso e il compimento di ogni cosa. In esso la Chiesa contempla il mistero di Cristo, Signore della storia, e innalza una lode che si fa universale, coinvolgendo il cielo e la terra in un’unica, solenne proclamazione della gloria di Dio.
Antonio Vivaldi è considerato il compositore più importante che l’Italia abbia avuto tra Corelli e Rossini. Nonostante la fama di Vivaldi sia legata soprattutto alle opere strumentali, la musica vocale, e quella sacra in particolare, rappresentano parte importantissima nella sua produzione. Egli anticipa la musica sacra dei periodi successivi, riuscendo a mantenere distinta, il più delle volte, l’ispirazione dalle ragioni contingenti legate alle composizioni stesse.
Marc-Antoine Charpentier è stato probabilmente il massimo esponente della musica sacra francese nel periodo Barocco al punto di essere soprannominato “La Fenice di Francia”. Il suo percorso artistico passa per l’Italia dove non più giovanissimo si recò per studiare pittura. Qui conobbe il compositore Giacomo Carissimi e intraprese gli studi in campo musicale. Tornato a Parigi continuò a frequentare ambienti italiofili e si trovò in polemica con i sostenitori di uno stile musicale squisitamente francese che aveva in Lully la personalità più di spicco.
In Francia ebbe incarichi e uffici assai importanti presso la corte, al Théâtre Français e poi alla Sainte-Chapelle. Più che all’opera teatrale, nella quale il dominio di J.B. Lully era pressoché incontrastato, Charpentier si dedicò alla composizione di musica religiosa.
Delle opere teatrali vanno però tenute in conto Aci e Galatea (1678) e Medea (1693) su testo di Tommaso Corneille) oltre a varie musiche di scena per commedie di Molière e d’altri. Ha lasciato un repertorio di opere estremamente vasto (più di 550 composizioni) e assai vario nei contenuti: severo e profondo nella musica religiosa, leggero e mobile nei brani profani. Si fece portatore dello stile italiano in Francia, come si nota dal gusto per la dissonanza e il cromatismo, dall’alternanza sapiente dei silenzi e della modulazione dal contrappunto rigoroso (fu maestro nel comporre brani per più cori).
Dei molti brani che Charpentier compose, pochi vennero pubblicati. Il rimanente ci è arrivato attraverso manoscritti autografi di cui il corpus più voluminoso è formato dai manoscritti che vanno sotto il nome di Mélanges che insieme formano ben 28 volumi.
Stagione Lirica Autunnale 2026
Te Deum
Teatro Chiabrera,
Savona
domenica
13
Dicembre, ore
21:00

PROGRAMMA
Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741)
In furore iustissimae irae
Mottetto per soprano e archi RV 626
Sinfonia in si minore per archi
“Al Santo Sepolcro” R 162
Marc-Antoine Charpentier (Parigi, 1643 – 1704)
Te Deum in re maggiore
per Soli, Coro e Orchestra H146
Direttore Cesare Della Sciucca
Maestro del coro Maurizio Fiaschi
Solisti Carola Marasco, Sara Ilic, Ilaria Scano, Riccardo Della Sciucca, Marco Camastra
VOXONUS ENSEMBLE
Coro Polifonico di Valleggia
Coro Polifonico Città di Albisola Superiore
Coro Bruckner di Savona
Coro Lirico Polifonico Giuseppe Manzino di Savona
Coro Deo Gloria Istituto Diocesano Musica Sacra Albenga-Imperia
Cesare Della Sciucca è tra i più interessanti direttori d’orchestra della nuova generazione italiana. Diplomato con il massimo dei voti in Organo e Composizione organistica, Composizione e Direzione d’orchestra, si è perfezionato con Gianandrea Noseda e all’Accademia Chigiana di Siena con Daniele Gatti. Nel 2017 ha ricevuto il Premio Nazionale delle Arti per la Direzione d’orchestra.
Tra i più recenti impegni figurano la nuova produzione di Aida al Gran Teatro Nazionale di Lima (Perù) per il Festival Granda, nonché due importanti debutti: al Rossini Opera Festival 2025, con la prima esecuzione della nuova edizione critica delle Tre Cantate di Rossini, e con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato come assistente di Michele Mariotti e Roberto Abbado all’Opéra National de Paris e dirige regolarmente nei principali teatri e festival italiani e internazionali, oltre che con prestigiose orchestre sinfoniche quali l’Orchestra Sinfonica di Milano, I Pomeriggi Musicali e l’Orchestra della Toscana.
Voxonus Festival è la stagione di produzione dell’Orchestra Sinfonica di Savona dedicata alla riscoperta delle sonorità del periodo barocco e neoclassico attraverso l’uso di strumenti storici e di una prassi esecutiva storicamente informata. Il Festival propone un viaggio musicale tra le opere di autori italiani ed europei del periodo, con attenzione particolare alle tecniche esecutive e alle sonorità originali, per offrire un’esperienza autentica e fedele alle intenzioni dei compositori.
Il Te Deum è uno dei più antichi e solenni inni della tradizione cristiana, autentica espressione della preghiera liturgica della Chiesa. Intonato nelle celebrazioni più solenni e nei momenti di particolare rendimento di grazie, esso unisce la voce della Chiesa pellegrina a quella degli angeli, degli apostoli, dei martiri e di tutti i santi, anticipando nella liturgia terrena il canto eterno del Regno. Non è soltanto un inno di ringraziamento, ma il canto cosmico con cui l’intera creazione riconosce nel Dio Trinità l’origine, il senso e il compimento di ogni cosa. In esso la Chiesa contempla il mistero di Cristo, Signore della storia, e innalza una lode che si fa universale, coinvolgendo il cielo e la terra in un’unica, solenne proclamazione della gloria di Dio.
Antonio Vivaldi è considerato il compositore più importante che l’Italia abbia avuto tra Corelli e Rossini. Nonostante la fama di Vivaldi sia legata soprattutto alle opere strumentali, la musica vocale, e quella sacra in particolare, rappresentano parte importantissima nella sua produzione. Egli anticipa la musica sacra dei periodi successivi, riuscendo a mantenere distinta, il più delle volte, l’ispirazione dalle ragioni contingenti legate alle composizioni stesse.
Marc-Antoine Charpentier è stato probabilmente il massimo esponente della musica sacra francese nel periodo Barocco al punto di essere soprannominato “La Fenice di Francia”. Il suo percorso artistico passa per l’Italia dove non più giovanissimo si recò per studiare pittura. Qui conobbe il compositore Giacomo Carissimi e intraprese gli studi in campo musicale. Tornato a Parigi continuò a frequentare ambienti italiofili e si trovò in polemica con i sostenitori di uno stile musicale squisitamente francese che aveva in Lully la personalità più di spicco.
In Francia ebbe incarichi e uffici assai importanti presso la corte, al Théâtre Français e poi alla Sainte-Chapelle. Più che all’opera teatrale, nella quale il dominio di J.B. Lully era pressoché incontrastato, Charpentier si dedicò alla composizione di musica religiosa.
Delle opere teatrali vanno però tenute in conto Aci e Galatea (1678) e Medea (1693) su testo di Tommaso Corneille) oltre a varie musiche di scena per commedie di Molière e d’altri. Ha lasciato un repertorio di opere estremamente vasto (più di 550 composizioni) e assai vario nei contenuti: severo e profondo nella musica religiosa, leggero e mobile nei brani profani. Si fece portatore dello stile italiano in Francia, come si nota dal gusto per la dissonanza e il cromatismo, dall’alternanza sapiente dei silenzi e della modulazione dal contrappunto rigoroso (fu maestro nel comporre brani per più cori).
Dei molti brani che Charpentier compose, pochi vennero pubblicati. Il rimanente ci è arrivato attraverso manoscritti autografi di cui il corpus più voluminoso è formato dai manoscritti che vanno sotto il nome di Mélanges che insieme formano ben 28 volumi.








