Serva Padrona e Maestro di Cappella: 
 
Capricci all'Opera!!!

 

 
La cameriera fa le bizze, il vecchio padrone è bell’e gabbato, il lunatico direttore d'orchestra prima canticchia e poi sbraita, alle prese con musicisti che sbagliano il solfeggio: ma alla fine tutto finisce per il meglio, in un armonico fracasso.
Pillole di saggezza settecentesca per tutte le epoche e per tutte le età!
 
3 e 15 Maggio spettacoli per le scuole - ore 10.15 e 11.45
 
Le recite saranno precedute da una breve presentazione
 
Officine Solimano di Savona
Teatro dei Cattivi Maestri
 
Linda Campanella, Matteo Peirone
Regia di Jacopo Marchisio
 

« È opera mia ! »

 Giovani, teatro lirico e partecipazione

Una sfida per l'Opera Giocosa: rinnovare il suo legame col territorio

 

Anche per il 2017, come per l’anno precedente, l'Opera Giocosa porta avanti il progetto OpenèOperaMia e permetterà agli studenti di trasformarsi in giovani reporter prima, dopo e durante gli spettacoli per raccontare, con i propri mezzi e tramite il proprio linguaggio, lo spettacolo in tempo reale. Un social wall raccoglie  il frutto del loro lavoro grazie a piattaforme social e canali appositamente creati per l'occasione (già attivo e visibile il profilo Instagram legato al progetto) affiancati, naturalmente, da esperti di comunicazione e fotografia digitale che continueranno il percorso intrapreso nel 2016. In occasione delle rappresentazioni de La Serva padrona e Maestro di cappella realizzate per il pubblico scolastico alle Officine Solimano nell’ambito del progetto OpenèOperamia, in collaborazione con la compagnia teatrale dei Cattivi Maestri, è stato indetto un bando di concorso rivolto agli studenti degli Istituti Secondari di Primo Grado per la realizzazione di  un artefatto visivo creato per incuriosire i ragazzi, nell’ottica di dimostrare che è possibile trovare una via a basso costo per comunicare efficacemente con loro. Il prodotto che si intende realizzare è un  video “teaser” di presentazione dello spettacolo: un tipo di prodotto audiovisivo che per sua natura non svela le caratteristiche e il nome dell’elemento promosso, quindi ideale per aggirare la possibilità di un rifiuto a priori del messaggio da parte dei giovani. Il lavoro finale, sarà, non solo diffuso tra le scuole che assisteranno alla rappresentazione, ma sarà diffuso in rete sulle più importanti piattaforme sociale affiancanto da un hashtag per veicolarne agevolmente i contenuti  da una piattaforma all’altra con lo scopo di sfruttare il fenomeno della condivisione. 
 

Brillante, arguta, realistica: La Serva Padrona di Giovan Battista Pergolesi  apre un'epoca, abbandona i rigidi stilemi dell'opera seria settecentesca, le sue auliche ambientazioni e sceglie la quotidianità, l'immediatezza dei dialoghi, dei gesti, il vivace confronto tra i personaggi, che risultano fortemente caratterizzati, colti nel loro dinamismo estremo. Il linguaggio musicale cambia, non più l'aria statica, stereotipata espressione degli affetti, bensì il vivace scambio di battute tra i soggetti in scena; il ritmo è incalzante, i segmenti melodici sono brevi, indipendenti e incisivi. Insomma, La serva padrona, per tradizione, dà il la al teatro comico. Ma è eccessivo sostenere che la Serva Padrona abbia inventato l'opera buffa. Semplicemente, le circostanze in cui fu rappresentata, quel 1º agosto 1752 a Parigi, le hanno conferito un ruolo chiave nella definizione del genere. L'operina era nata già venti anni prima, nel 1733, e in tutt’altro contesto: era stata concepita come intermezzo tra gli atti del dramma per musica Il prigionier superbo di Pergolesi stesso, secondo una tradizione all’epoca ormai consolidata, specie a Napoli. Essa divenne un manifesto polemico proprio a partire da quella successiva rappresentazione parigina ad opera della compagnia di Eustachio Bambini: il clima culturale era infatti assai teso, percorso dalle idee dei philosophes illuministi, pronti a mettere in discussione i valori nazionali. L’intermezzo di Pergolesi arrivava al momento giusto, perché rispecchiava perfettamente, in campo musicale, l’idea di teatro illuminista: piacevole invenzione melodica, freschezza e semplicità in alternativa alla pesantezza e difficoltà propria della tradizione operistica francese. Di qui si scatenò la cosiddetta Querelle des bouffons, una accesa polemica di vastissime proporzioni che contrapponeva i philosophes - in prima linea Jean_jacques Rousseau - ai “conservatori”, accesi sostenitori della nazionale tragedie lirique nella linea che univa Lully a Rameau. Fu appunto Rousseau a sostenere a piena voce la musica italiana nella famosa Lettre sur la musique française (1753) e scrivendo, su modello de la Serva padrona, l’operina Le devin du village, rappresentata a Fontainebleau in quello stesso 1752.

 

Il Maestro di Cappella di Domenico Cimarosa è un unicuum nel panorama del teatro musicale: la sua impostazione e la sua struttura musicale sono anomale – c'è un solo per sonaggio in scena – e rimandano, più che all'intermezzo, alla cantata o ad un ampliamento di un'aria per basso e orchestra. Incerta è pure la data di composizione, che dovrebbe aggirarsi tra il 1786 e il 1793, durante la permanenza di Cimarosa in Russia o nel successivo soggiorno viennese. Sicuramente il pezzo incontrò subito il gusto del pubblico: già nel 1810 veniva infatti pubblicato a Lipsia. La gustosa parodia di un compositore settecentesco alle prese con i suoi esecutori durante una prova d'orchestra gioca su un libretto farcito di termini tecnici, che suggeriscono così realisticamente la caricatura del maestro di cappella.
La struttura musicale dell’opera è particolarmente interessante: dopo un recitativo accompagnato che introduce le prove, l’aria propone, nel quadro di un fantasioso disordine, una sorta di campionario dei timbri strumentali dell’orchestra dell’epoca. In una terza fase, le varie parti proposte dal maestro vengono dapprima intonate dalle diverse sezioni orchestrali e quindi integrate – mentre la voce tace – in una pagina di grande vigore sinfonico, del tutto degna di comparire in apertura di un’opera coeva. 
 

 

 

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