Nabucco

FORTEZZA DEL PRIAMÀR DI SAVONA
 
Martedì 23 Giugno, ore 21.15 – Anteprima nonni e nipoti
Giovedì 25 Giugno, ore 21.15
Sabato 27 giugno, ore 21.15

 

NABUCCO
Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi Interpreti
Nabucco Ankhbayar Enkhbol
Ismaele Raffaele Feo
Zaccaria Giovanni Battista Parodi
Abigaille Caterina Meldolesi
Fenena Angela Schisano
Il gran Sacerdote Mariano Orozco
Abdallo Gianluca Moro
Anna Carola Marasco

Direttore Giovanni Di Stefano

Regia Renato Bonajuto

Scene Lorenzo Trucco

Costumi Artemio Cabassi

Assistente alla regia Chiara Zunino

ORCHESTRA SINFONICA DI SAVONA
CORO DEL TEATRO DELL'OPERA GIOCOSA

Maestro del coro GianLuca Ascheri

Nuovo Allestimento
Coproduzione con l'Ente Luglio Musicale Trapanese e la Provincia di Lecce - Teatro Politeama Greco di Lecce

 

“O dell’ambita gloria | giorno tu sei venuto”
Al di là delle leggende e dei racconti intorno alla nascita di Nabucco che è anche rinascita di un giovane Verdi provato dai lutti familiari (nel luglio del 1838 era morta la sua primogenita Virginia, di 16 mesi; nell’ottobre dell’anno seguente moriva Icilio Romano, il secondo figlio, di poco più di un anno e, nel giugno del ‘40, Verdi perdeva la moglie Margherita Barezzi, di 26 anni) e in preda a una crisi professionale determinata dal fiasco della sua seconda prova (Un giorno di regno, andato in scena alla Scala il 5 settembre 1840 e caduto dopo una sola rappresentazione) e al di là delle narrazioni più o meno fantasiose riguardo alla consegna a Verdi del libretto di Temistocle Solera da parte dell’impresario Bartolomeo Merelli, resta l’evidenza luminosa di un’opera che contiene una delle grandi intuizioni verdiane: forte dell’esperienza del Mosè in Egitto di Rossini, fare del coro qualcosa di più di un personaggio, renderlo addirittura un’immanenza che dilata lo spazio sonoro, permea l’intera partitura e che, per la sua potenza, è capace di inghiottire tutto il resto. Il protagonismo corale – metafora di una contemporanea esigenza sociale – spazza via il soggettivismo: lo fa con la bidimensionalità un po’ banale di Ismaele e Fenena ma lo fa persino con la potenza di personaggi come Abigaille, vera catalizzatrice della drammaturgia e meritevole quindi di quella corona che, sulla scena, strappa a un padre fulminato da Dio per il suo peccato di hýbris.
Ma la fortuna di Nabucco non nasce dal caso o da vulgate alimentate in qualche modo dallo stesso Verdi. Ha radici profonde in quella sorta di crisi che l’opera italiana stava vivendo nell’attesa di una qualche novità che sparigliasse le carte e indicasse una via per il futuro del genere. Ed è dunque in questo contesto che la potenza epica di una vicenda collocata in un tempo tanto remoto da sembrare favolistico (587 a.C. circa) si riveste dei connotati patriottici dell’attualità.
La creatività di Verdi lo sta conducendo su quella direttrice che lo consacrerà tra gli innovatori dell’opera italiana, liberandola da gabbie formali, sovvertendole dall’interno in favore di scene in cui al centro sarà possibile mettere lo scavo psicologico dei personaggi.
Passaggio cruciale seppur ancora immaturo, spartiacque tra il vecchio e il nuovo, Nabucco conserva ancora oggi la potenza evocativa di un’opera che non si limita a raccontare un popolo in esilio, ma ci ricorda che ogni epoca ha la sua prigionia ma e il suo canto per spezzarla.

Emanuela E. Abbadessa